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martedì 20 agosto 2013

GL’INGUINI DEI FIORI

 
 
GL’INGUINI DEI FIORI
 
Di queste mani anoressiche
sei l’urlo accecante dietro i
teli consumati della bocca
 
Quel Silenzio che mi spaventa
ma ancora mi accompagna fino
ai bordi sconfinati delle tue carezze,
bruciando dove il giorno ha già deposto
le sue impronte. Dove piove il mio
tempo e tu sei l’acqua che mi raccoglie
dentro i fogli di un bacio strappato,
sopravvissuto all’età degl’inverni
 
E lì, t’incide. Ogni sera -come fossi
un gessetto rosso tra i diamanti,
solo per farne la più scarlatta delle bugie
Quando tutto, fuori -sembra negarti
ma qualcosa -già ti sta pensando.
 
Guardandoti cadere, come di antiche
nenie, dalle foglie del mio albero dei desideri
 
[nell’impossibilità -di esisterti le labbra]
 
 
 Maria Grazia Vai
sulle note di “ Milk - Sea Oleena “

venerdì 16 agosto 2013

DI PORCELLANA E SILENZI


( photo by dasTOK )


DI PORCELLANA E SILENZI


Neanche il cielo può comprenderlo,
questo volermi consumare dove la
tua bocca è una stanza immobile.
Dove ogni affetto è una pretesa per
non smettere di ascoltare il tuo dolore.
Niente, più di te, è capace di spogliarmi
così a lungo. Di rubare la voce a quello
che continua -a bruciare, e non sa leggere
dentro i pozzi ruvidi dei desideri. E poi
esplodere, sulla fronte sudata, in cui le
mie stesse mani scappano.
Solo gli occhi lo sanno. Per questo
annegano ciò che guardano, quando
non ci sei. Sciogliendo persino il tempo
e il suo lamento, che t’immagina sorda
in questo mio trattenere la confusione del
sangue, fra il tramonto e l’ovulo di un nuovo
tormento.
Perché di tutti i sogni che ho indossato
soltanto tu m’hai resa un verbo.
Come fossi la sabbia di un cuore
d’argento, come l’inverno nei pugni
d’assenzio o il fiato che affonda le
braccia di un fiore.
E nel perdermi negli occhi del silenzio
io ti pronuncio le corolle che non ho
mai sbocciato, come fossi -di un bosco-
l’appiglio che  profuma tra i cespugli
e la sabbia.
Solo per ricordarti che di soli petali
non vivo, e di sole radici non si disseta
la rugiada che ho nel petto.
Poiché bramo l’Amore e la tua bocca,
tra le braccia della mia gola e le carezze
delle tue giovani -erranti betulle.
  
Maria Grazia Vai & Paolo Amoruso
17agostoduemila13
« sulle note di Pink Floyd - Comfortably Numb »

giovedì 15 agosto 2013

CARILLON di Paolo Amoruso

 
 
 
CARILLON
di Paolo Amoruso
 
tratta dalla sillogi inedita
" Fuggo per Amore "
 
video di Maria Grazia Vai
 
sulle note di
" La Casa di Nuvole" Gianluca J. Attanasio





Certe maglie fuggono al contrario;
con gli occhi chiusi e solo un fuoco
a indossare la vita che non placa la
timidezza dei suoi dolori adolescenti.
Come loro le mie -labbra bianche-,
rincorrono il fusto macilento d’una
preghiera che ogni notte sanguina
nell’occhio invisibile dei gufi.

Giungendo sulla fronte del cortile
mantenuto intatto sulla schiena d’ogni
mio rimpianto, come l’innocenza delle
larve che crescendo, annegano nella cecità
dei sogni. Quelli che mi somigliano nella ribellione
degli anni. Rinchiusi nella cerniera bagnata
-d’un manicomio azzurro, legato al ceppo
sacro di un ultimo respiro d’amore.-

Un bacio che muore mentre ti cerco
e prima di tornare ad essere i capelli del
vento, mi tatua al collo della tua -dolce
empietà. -Quasi fossi un grillo che ha fretta
di scrivere il mendicare nello stomaco dell’alba.

E se non puoi sentirmi, allora uccidimi.
Perché nulla può cambiare il mio destino.
Io resterò quella -tigre suicida che chiusi
gli occhi, ti nevica il cuore.-

 
 

 
© Paolo Amoruso

UN CHIOSCO DI RICORDI




Dove i fiati si perdono
il glicine s’intreccia al
rosmarino, e la storia
diventa un refolo di
spezie che alle volte si
veste del tuo odore,
con me al suo centro
e Tu -tra le mie cose
smarrite. Esangue come
bolla di sapone sulla
schiena marmorea del
silenzio. Dove ascolto
la pioggia -con te, tra
i suoi rintocchi.
 
 
 Maria Grazia Vai
Ferragostoduemila13

martedì 13 agosto 2013

LA MEMORIA DEI FIORDALISI

puoi ascoltarla anche sul blog di SCRIVERE

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
LA MEMORIA DEI FIORDALISI

Ancora mi raccoglie
la verginità di quelle foglie
dallo sguardo forestiero.
 
Sei così lontano, eppure posso sentirlo
l’urlo giovane del tuo vivaio, la
vertigine in fondo alle ossa come
il risalirti la distanza tra le vene e
l’impazienza d’esserti memoria liquida.
 
Là dove attraccavo e, ancora oggi
portato dalle rughe amare della pioggia
-divento la dolcezza sulle labbra di un
sorriso- che la tua mano spoglia
 
poi aprendolo lo riempie con la -terra
sempre fertile dell’amore che ci vive
i polsi- e dentro guaisce più d’una vita
stuprata, sorseggiando le incisioni come
fossero saline.
 
Quelle che grondano, insapori
-sfamandoci le mani- dalla carta
essiccata del cuore. E i fiordalisi
 
-schiuderli, profumandoli di rosa.

 
 
© Maria Grazia Vai &  Paolo Amoruso

sabato 10 agosto 2013

ERI D’AGOSTO

Eri d'Agosto di Maria Grazia Vai (Amore)



ERI D’AGOSTO



 
 
Null’altro. O altrove,
forse una nuvola soltanto
ti raccolse tra i capelli dell’estate
mentre il bianco di una stanza -come il nero
dei miei occhi, ancora piove
 
Furono i gesti, la neve
o forse le crepe sul muro
di un acquerello,
a riempire il silenzio delle parole
ma non il vuoto delle tue canzoni
 
Eri d’Agosto
 
Tra le risposte in cerca
d’una ragione, nel mio cercarti tra i passi del nulla
Quel rimanerti avvolta, come la lana
di una carezza -che nevicando ti aspetta
sull’uscio del natale.
 
Anche adesso, mentre l’acqua distorce
i contorni ma non la voce
che pur -non ti vede, ma scrive
Come quando il dolore non sa tacere,
e grida -maiuscolo, il Tuo nome.
 
 
Maria Grazia Vai
10agostoduemila13
 
dedicated …..a Giacomina, mia Madre (il mio unico agosto)

sulle note di

 

venerdì 9 agosto 2013

LITANY


puoi leggerla anche qui: sul mio blog di SCRIVERE


 
 
LITANY
 
Prendimi l’aria.
Privami d’ogni dubbio vestito.
E spoglia di questa mia voce confusa
ogni lucchetto sudato. Come fossi quel
tempo di neve che aspetta d’essere
scagliato dove il fuoco è un’altra mano
ingenua da accogliere.
 
Ripassami la mano tra le chiome di
genziana che io stessa avevo schiuso
tra le dita, come un drappo di ricordi
che si destano tra le parole, fin oltre
un fioco brivido rimarginato tra le costole
di gesso di un sorriso.
 
Dentro questa lanterna di sola
-avida preghiera. Un’età smarrita
nel rincorrersi di baci svuotati,
sopra linee oblique -e contorni
inesplosi, ricordando gli specchi velenosi
della vita. Al margine imperfetto del calice
rosso che ci rubò i nomi, mischiandoli al suono
di floridi giacigli.
 
Ed è mentre esci dal mio fiato di lana
che la mia bocca dimentica gl’inverni
e le promesse senza neve, per ritornare
dove il canto divenne il nero sibilo
del tuo silenzio, fermo sotto i sandali appena
masticati della sera.
 
Nell’invocarti -tra il sale e le rose, come fossi
dei passi insapori, la litania immortale di un bacio
di ghiaccio, e rame.
 
  
 
© Maria Grazia Vai & Paolo Amoruso
8agostoduemila13


puoi ascoltare il video con la voce narrante di
Gianluca Regondi

Musicvideo "La presenza della tua assenza" by Stefano Ottomano
tratto dall'album "Come trascinate dal vento"
Regia di Alessandro Porzio
con Angela Curri Ezio Savino
Viola/ampfs copyright ® 2012

L’utilizzo delle immagini per il montaggio della videopoesia è stato gentilmente concesso dall’artista Stefano Ottomano (agosto 2013)

Un video di Maria Grazia Vai
 

 


domenica 4 agosto 2013

DI CHE COLORE IL VENTO


DI CHE COLORE IL VENTO

 
poesia e video di Maria Grazia Vai
voce narrante Gianluca Regondi, poeta
sulle note di  "BIRTHDAY TIME"
di Gianluca J. Attanasio
(dall'Album MY FIRST SECRET)

 

 
Nel passando delle cose
come se il tempo fosse la riga fuori posto
che divide il viaggio dall’attesa
o solo un silenzio di labbra
che rimane anche dopo la pioggia
 
nulla ha un verso
o un senso
 
Solo tu, che ti muovi
come un riverbero riflesso
tra una conca di cielo e mille asfalti
Come se il respirarti
fosse la strada o il cancello che ti raggiunge
 
Quella voce antica
tra le costole di una stanza sconosciuta
Il tuo -esserci
in quello spazio d’infinito
che impara dalle foglie la libertà del vento

Un pensiero che sembra
l’esatto opposto di un giorno frettoloso
che batte solo due volte alla mia porta
e non mi sveglia
 
Solo un tramonto d’occhi mi vide
mente guardavo altrove,
il giorno in cui fosti tu
la traiettoria, l’odore
e il colore inatteso del vento.
 
E chissà di che colore e che voce
avevano i tuoi occhi
mentre il silenzio dei miei
cadeva tra le foglie
 
Organizzando i nostri sguardi

 

 
©Maria Grazia Vai

Sulla casa del vento

puoi ascoltarla anche qui: nel mio blog su SCIVERE.INFO


SULLA CASA DEL VENTO

 
 
 
 
Furono persiane sudate -e asfalti
gravidi d’accettazione a incidermi
accesa parola, ovunque i vetri della
tua nuda attesa, indossando il sangue
d’un bacio sognato, disegnavano timide
esplosioni d’avorio nell’incavo più alto
del ristoro.
 
Facendo apparire della mia paura
la maniglia più unta nei cassetti d’argento
del più libero desiderio. Lì, dove adesso
recito fiaccole colorate dall’ingenua curiosità
della lontananza.
 
Quegli stessi grembi di vento, venuti dai tuoi occhi
al cielo delle mie strofe senza mani.
Per regalarmi un sorriso, intingendosi del mio
recondito pensare, dal sapore mite di matura
sambuca.
 
Sbiancando tra le costole asimmetriche del giorno
quasi fossero -di un abito elegante, gl’incompiuti
ricami. Come sotto ai drappeggi dell’epidermide,
stretti al collo di frasi lasciate
immature
 
Quelle stanze ancora verdi, assediate dalla fame
E dal vento.


 
 
Maria Grazia Vai & Paolo Amoruso
sulle note di Sea Oleena - Untitled

venerdì 2 agosto 2013

A SPETTINARTI L'ANSIA (E I SUOI RECINTI)


 

A SPETTINARTI L’ANSIA (E I SUOI RECINTI)

poesia di 
Maria Grazia Vai e Paolo Amoruso

regia e montaggio video Maria Grazia Vai
voce narrante Gianluca Regondi
sulle note di "My Father and my Mother"
di Gianluca Attanasio
(dall'album My First Secret)


giovedì 1 agosto 2013

FUORI DENTRO, DENTRO FUORI



        
poesia di 
Maria Grazia Vai & Paolo Amoruso

declamata da 
GIANNI CAPUTO





Promettimi che resterai la cura,
che congiungerai il mio respiro
al baricentro di quell’universo
che deve ancora scriversi, ma che
si scrive comunque la notte, la nostra
quella delle falene, prede celesti dell’amore.

Resterò l’indaco dei tuoi passi,
quello che ti bacia il fiato, e che
quando non ci sei, ti aspetta, come
d’inverno il fuoco acceso, la nuova pioggia
facendosi bastare l’eco delle tue chimere,
sostando nello sguardo silenzioso di un cammeo
che intanto ti ciondola al seno.

Aspettami, dove la voce torna a tacere
le parole dell’autunno, dove sei prezioso
come le briciole del pane sulla bocca,
quando fuori è la sete e dentro, io sono
il pane. Al centro esatto, o nell’angolo
di un campo di gerani rossi, dove la
notte placa il sonno ai desideri.

Sarò quella panchina che annaffia i tuoi
ricordi, e siede l’ombra della luna

dietro i vetri.



















tratta dalla sillogi ALDEBARAN
(Rupe Mutevole Edizioni, 2013)