Translate

sabato 18 maggio 2013

Aldebaran " La Silloge "



ALDEBARAN
الدبران
MARIA GRAZIA VAI  &  PAOLO AMORUSO

RUPE MUTEVOLE EDIZIONI
 
 
Collana POESIA
ISBN 978 88 6591 286 7
Euro 10,00
Immagine di copertina
“INNO ALL’AMORE” olio su tela, cm. 70 x 70, 2012
di Lorenzo Maria Bottari

La poesia è un sedimento millenario. Viene trasportato da una corrente inaccessibile, corre, ruzzola come una trottola da un’ anima all’altra, senza nessuna possibilità che questa si disperda in gorghi infernali, o peggio ancora, che venga tacitata da un tempo più forte di tutto. La poesia, la forza della poesia, sta proprio qui, nel suo accadere inconscio e non cercato. Quando si accende, splende nella volta celeste, come una stella, e in ricordo di questo suo splendore inizia un dialogo, un susseguirsi nella meraviglia d’aver scalfito un muro…
Questa silloge è la cronaca di un’ incontro, è la meraviglia di un’ incontro con la scrittura fluida tra due anime che hanno incontrato la poesia ….
Sembra quasi che vi sia una specie di entità che si diverta, che giochi con le parole per poi trasformarla in ciò che noi umani l’abbiamo definita poesia, è una convulsa riscoperta della purezza, della speranza di poter incontrare qualcosa che non sia una vita fatta “dell’odore triste dei lampioni spenti” …. “in questo colare di stanze ferite, a picco sul mare”.
Marie e Paolo, appunto, affrontano tutto questo, con il cipiglio di un bimbo che vuole ri-scoprire la purezza che li ha generati, la meraviglia che provano nel aver trovato una specie di “linguaggio segreto delle stelle”, perché sanno del “sudore delle comete”.


(dalla prefazione di Gianluca Regondi)


RUPE MUTEVOLE ISBN 978 88 6591 286 7


sabato 11 maggio 2013

D'Obliquo Alle Cicale


 
D’OBLIQUO ALLE CICALE

 
E scavarmi, tra la grandine
e l’acqua della tua carne.
Diventando la brina
che -ricalca sogni nello sguardo più
timido del bicchiere-
 
Quello che graffiandomi emerge,
lasciando che sia l’intradosso d’una
noia esaltata a fiorirmi nuovi orizzonti
tra le falde mute dell’inguine.
 
Mentre ti rifletti e ti sollevo, alzandomi
-bocca sanguinante del mare-, entro la
quiete carnale dei tuoi seni.Scalzi.
 
E affusolarmi, tra le rosse conchiglie
dei tuoi anni. Delineandoti il volo -obliquo
delle cicale.
 
Quel gracchiare che rende possibile
-d’ogni inciampo- la vita e la neve.
 
Sempre.
 


Maria Grazia Vai & Paolo Amoruso
undicimaggioduemila13


 sulle note di “ Tomorrow’s Song” Olafur Arnads

 

giovedì 9 maggio 2013

In the backyards of your absence (poesia di Paolo Amoruso)

  di Paolo Amoruso
 
 
Nei cortili dove non torni a spargere
i riccioli rossi delle partenze redentrici
io mi vendo covile ai silenzi più feroci,
come fossi l’unica medicina per l’inibita alba
e mi lasciassi derubare la interiora delle parole.

Stringo alla gola dei miei passi la tua assenza.
Fin dove il fiato resta sollevato, e l’apatia accanto
a ricordarmi le caviglie innocenti della notte,
quella che ciondolava le nostre mani al seno
come fossero l’inno di un desiderio che non smette
di partorire.

La stessa che mi osserva soffocare
mentre fuori da queste gelide cancellate
-esultano liberi gli sguardi rapaci delle stelle
che disegnasti sulle crepe dei miei asfalti-

Qui dove la tua presenza continua a dimagrire
e la mia vita a consumarsi. Come il dolore
fosse le gambe,

-e il presente la terra che ho perduto-

 
  
  ©Paolo Amoruso
 Video produced by Martyn Lee
Regia e montaggio Maria Grazia Vai
Sulle note di  Ólafur Arnalds - Lag Fyrir Ömmu


martedì 7 maggio 2013

dalla silloge ALDEBARAN

ADESSO E ANCORA

poesia di
PAOLO AMORUSO & MARIA GRAZIA VAI
tratta dalla silloge
ALDEBARAN
الدبران

 
 
 ISBN 978 88 6591 286 7
Proprietà letteraria riservata
©   RUPE MUTEVOLE  2013
 
sulle note di “ Flowers in December “ di Mazzy Star
 
 
 Temo i colori marci che m’inseguono
quasi fossi l’ultima preda dell’ira di un mannaia,
che soffre, perché incompresa.
Dell’esistenza che mi sfiora, resisto alla vita
nel tempo che scorre e consuma, attraverso l’inchiostro
che mi regali, a raccontarmi del pane duro che fummo…
 
Mi guardo crescere tra gli origami e le parole,
Tra sussurri di finestre dove ho smesso di ascoltarmi
Lì,  dove s’è aperta una carezza
e la tua mano accoglie un cuore,
come fosse la goccia di un presente che non torna
 
Temo i silenzi dei tuoi passi che m’inseguono,
in questo viale di pezza che sanguinando inciampa
e chiede ancora pioggia.
Temo i colori spenti dei sogni
tra i rami sempre più distanti dalle nuvole
Quelli che ancora sfiorano gli specchi del passato
 
Dove arrivi con uno sguardo a bucare la terra
e l’inverno
lasciando tra la neve
l’odore triste dei lampioni spenti
 
E chissà se esiste ancora
nascosto tra le labbra del silenzio
quel cielo terso che inseguiva gli orizzonti
mentre tu -intento a raccogliere fiori dalla mia tovaglia-
sedevi le ginocchia e il cuore
tra le pagliuzze dolci e il pan di zucchero
della mia vita
 
E del tempo che scorre e consuma, attraverso l’inchiostro
che mi regali,
io ti racconto -adesso e ancora- del cielo ch’eravamo
 
Paolo Amoruso  &  Maria Grazia Vai
tutti i diritti riservati


domenica 5 maggio 2013

OVUNQUE MUOVE LA RASSEGNAZIONE

 
OVUNQUE MUOVE LA RASSEGNAZIONE
 
 


 Scaglierebbe insieme alla pietra
fattasi parole di sangue, tra i silenzi
-ingiusti delle sue strade, anche lo sguardo
violento dei suoi ausili, rimasti orfani d’una
mano che, solo nella luce del sonno le porge
la sua voce, e l’ascolta.
 
Mentre nell’eco del giorno che non ritorna
nasconde tra gli sguardi invisibili la realtà
delle sue gambe paralizzate, e lì soltanto
le sente correre, fino alla spiaggia del conforto
dove il mare è babilonia d’ilarità, o finalmente
il gergo straripante d’una vittoria, -madre d’altre
apoteosi da riempire. O dimenticare.
 
Urne in cui bruciano insieme al silenzio, da cui
fluisce intatto -tra le ossa ancora vive- il
sangue di una rosa. O solamente il grembo
-che n’è la spina, conficcata nello zoccolo
 
della bestia che l’ha uccisa.
 
 

Maria Grazia Vai
maggioduemilatredici




(poesia tratta dall'Antologia a tema sociale " GOCCIA A GOCCIA ")
 


 
... sulle note di “ Piano Magic - The Blue Hour “ ...

giovedì 2 maggio 2013

FRUSCIARE D'ONDE


FRUSCIARE D’ONDE

di Maria Grazia Vai
voce narrante Denise Tantucci
sulle note “ Poeme “ di Secret Garden


 
 

Paesaggi di neve dipingono le attese
E sei così reale
che nessun silenzio -ormai
saprà cadermi addosso
Nessun silenzio vedrà le mie parole
quelle stesse che ti guardano
e senza pudore -inciampando m’innamorano

Ricordi i giorni brevi dell’estate?

Ora quell’andare di foglie
seppure illuminato dai contorni del suo andare
fiorisce tra le more e i melograni
Conchiglie di luna
che nessuno ha mai sfiorato

Neppure il cielo nei suoi giochi
di luce e chiaro-scuri
E ogni volta rinasce
E da quel nostro morire -esonda la vita
Perché l’Amore
mentre  la pioggia cade
è già qualcosa che sta accadendo
sui lucernari dei nostri giorni

Ora che il mare
è il tempo dei miei alberi
E tu, il frusciare
delle onde tra i fili d’erba


© Maria Grazia Vai

domenica 28 aprile 2013

DOVE SOLO TU

DOVE SOLO TU




Confondermi tra le crespe
ancora umide del tuo cuscino
per esserti l’anestesia del sonno,
fingendomi un’onda tra le siepi
ancora acerbe del mattino.
Ed esserti d’un uomo, la voce sulla
bocca di una donna.

Mentre la vita si cuce orpelli
di una droga dolce, come respirasse ancora
quel foglio albicante dove ci nascondemmo.
 
E’ tra le labbra gonfie delle mani
che vorrei consumarti il fisico d’una notte
mentre scalza, la luna ci calpesta la follia
come fossimo già mosto selvatico
tra le gambe di domani, o il lavacro
che restituisce voce all’utero del cielo,
che solo noi conosciamo.

 
Il primo sorso della sera che fa
d’una cicala -nostalgia d’estate-
E i rossi del melograno -il celeste
dei tuoi lenzuoli a fiori-
 
E sfoltirti i capelli dove non
arriva il mio pensiero, dove si
arruffano le foglie e la tela di
un poeta è un vestito su misura
 
che ti lascia scoperti soltanto
i fianchi….


Maria Grazia Vai & Paolo Amoruso
inedita (TDR)
Voce narrante Gianluca Regondi
Montaggio e regia video Maria Grazia Vai
sulle note di " THE RAIN " di Andrea Gherardi


sabato 27 aprile 2013

Dove piega l’ombra il cipresso - Poesia di Maria Grazia Vai (Introspezione)

 
dove piega l’ombra il cipresso
 
 
 
La pioggia di fine inverno,
quella bocca urlatrice di sogni,
che trema e sanguina, come impazzita,
fin dentro i palmi di un respiro,
 
nel fondo senza nome d’un veliero
che esplode come un cantico,
tra i solchi impolverati dei mattoni
e il greto a vista -seppur nascosto,
del silenzio-
 
cercandoti corolla tra i petali
del salice, fin dove arriva
a sgretolarsi il cielo e si ritrae
Come l’incenso tra i passi
dell’aurora.
 
E potessero sfaldarsi anche
le mura dei tuoi  pianti, e naufragarmi al
seno, come fossi tu la pioggia
ed io, la sabbia e il suo castello
 
E il vento di un istante,
edificarti un albero, oppure un nido
senza fondo, né scale silenziose.
 
Né piccole finestre -al posto dello sguardo.-
  
 
Maria Grazia Vai
ventisetteaprileduemila13
 
“ a mia madre e a mio padre, che le riposa a fianco “
 
 
 
sulle note di " Walk " di Ludovido Einaudi
.
.
.
 

giovedì 25 aprile 2013

Maman di Maria Grazia Vai (Amore)

 
MAMAN
 
 
Chiudimi il cuore. Fermala,
questa neve che scende dal basso delle mani,
e vorrebbe riscrivermi il palato
 
chiudila, prima che salga le costole
già arrossate, arrampicandosi dove un tempo
anche gli occhi bruciavano
per troppo cielo
Quella terra capovolta che mi cingeva stretta
-foglia tra le foglie-, ai ciondoli
Tra i nidi delle gazze.
 
Paesaggi che ancora frusciano
il tuo nome, e chiedono memoria
e luce.
 
 Eri l’alba. Il vento
che oltrepassa, dondolando
senza sfiorarlo -il mio dolore-
L'avorio di un cammeo
dove vorrei rinchiudere il tempo.
Fermarlo
qui, tra le tue mani
come fosse un rosario di perline
tra le dita misericordiose
 
di Maggio
 
-con noi dentro.-
 
 
 Maria Grazia Vai
(e Messina)
25aprileduemilatredici
 
 
…sulle note di “ LITHIUM “ di Evanescence…

mercoledì 24 aprile 2013

Renaissance - Poesia di Maria Grazia Vai (Amore)

 
RENAISSANCE
 
 
 
Dei prati in tempesta
sei fioritura ai limiti della dolcezza,
il frusciare di un pettirosso
tra gli alberi,
la grandine d’Agosto che nutre
il pungitopo.
 
Quella che danza sul ciglio del mio abisso
in cerca di una conca
che possa trattenerla,
-tutta.
 
Li, dove quietano i coralli
e tu -gonfiando le altalene e i fianchi-
sei l’isola che mi circonda,
 -innalzandomi-
 
Fino a sfiorarti le libellule.
 
 
 
Maria Grazia Vai
24aprileduemil12
 
 
…sulle note di “ Words ” di Ane Brun …

lunedì 22 aprile 2013

GIORNI DI SABBIA di Maria Grazia Vai e Paolo Amoruso, poesia tratta dalla silloge ALDEBARAN


GIORNI DI SABBIA


di Paolo Amoruso e Maria Grazia Vai

poesia tratta dalla silloge
"ALDEBARAN "

Voce Narrante Gianluca Regondi, poeta
sulle note di " Walk " Ludovido Einaudi
regia e montaggio video Maria Grazia Vai

Come può tanta malinconia
stringermi gli occhi, fingere
d’essere scagliata poco più
in là di un’ombra, per poi tornare
ad essere quell’arco infreddolito
che mi rincorre il vento, le distanze,
il cielo. E farmi male?

Come l’ultima delle solitudini
precedere di pochi passi lo sfioro del pensiero.
L’eco struggente delle margherite
che questo fiato reciso mi ricorda
Quei luoghi lontani a te vicini,
di mareggiate e fiori di ninfee
E frammentato amore -riemerso ieri, 
dal sangue della sabbia. 


Potesse adunarlo il cielo, come fosse
il penultimo petalo coperto di risposte ferite
tornerebbe a piovere quel silenzio sterile,
dimenticato tra le falde ancora roventi degli sguardi,
ricomincerei, consumando gli zigomi del riflesso,
a pregare le nuvole di fare due passi indietro, prima
d’imbastire la nuca dell’alba, e porgermi nuda tela
sull’inchiostro rabbioso.

Che sia lui a spegnermi il sonno,
con lo stesso sorriso di quando mi salva.
Perché io resti sabbia, oggi.
Perché nessuno oggi mi cammini
gli ultimi percorsi incolti.

tu sia domani, la dolcezza
dell’onda salata, che mi accolga
e conceda ad una montagna d’occhi
e mani.

-Senza che faccia rumore il tempo
ma scorra la vita nel desiderio d’esserti




(Ediz. RUPE MUTEVOLE Maggio 2013)

sabato 20 aprile 2013

L’ignara voce del silenzio di Maria Grazia Vai (Amore)

 
L’IGNARA VOCE DEL SILENZIO
 
 
La pietra si fa pioggia
e torna a farsi ghiaccio,
come un glicine di neve
sull’asfalto
 
Tra i passi
dove tu non passi,
dove  lasciasti cadere
l’ultimo sguardo
 
Nella voragine
di quel dolore
oggi
ho seminato bulbi di giaggiolo
 
rossi.
 
Maria Grazia Vai
20aprileduemila13
 
 
sulle note di “Towers “ di Bon Iver

mercoledì 17 aprile 2013

INNO ALL'AMORE

 
“ INNO ALL’AMORE ” 
 
 Lorenzo Maria Bottari, 2012
olio su tela, cm. 70 x 70
 
 
 
copertina della silloge inedita

ALDEBARAN
الدبران



(RUPE MUTEVOLE Editore, Maggio 2013)
 
di Maria Grazia Vai e Paolo Amoruso

prefazione a cura del poeta
Gianluca Regondi


Aldebaran è una stella appartenente alla costellazione del Toro, è la stella più luminosa della costellazione, nonché la quattordicesima stella più luminosa del cielo notturno. Distante circa 65 anni luce dalla Terra è una gigante arancione di classe spettrale, circa 500 volte più luminosa del Sole e una quarantina di volte più grande. Si tratta in realtà di una stella doppia in quanto la principale possiede una piccola compagna…Il suo nome deriva dalla parola araba الدبران al-Dabarān, "l'inseguitore", in riferimento al modo in cui la stella sembra seguire l'ammasso delle Pleiadi nel loro moto notturno. Astrologicamente, Aldebaran era una stella fortunata, che portava ricchezze e onori. Era, insieme ad Antares, Regolo e Fomalhaut, una delle quattro "stelle regali" dei Persiani.

Aldebaran, la nostra chiave di violino in sol di poesia, e d'intarsi -e antico, ricamata. Due occhi che viaggiano senza il peso delle valigie, e al posto delle stesse l'inchiostro del cielo che ci ha trovato e unito con le parole, le nostre mani.

 
                 Paolo Amoruso                                 Maria Grazia Vai
 
A PROPOSITO DI PAOLO E MARÍE
 
La poesia è un sedimento millenario. Viene trasportato da una corrente inaccessibile,  corre, ruzzola come una trottola da un’ anima all’altra, senza nessuna possibilità che questa si disperda in gorghi infernali, o peggio ancora, che venga tacitata da un tempo più forte di tutto. La poesia, la forza della poesia, sta proprio qui, nel suo accadere inconscio e non cercato. Quando si accende, splende nella volta celeste, come una stella, e in ricordo di questo suo splendore inizia un dialogo, un susseguirsi nella meraviglia d’aver scalfito un muro, un silenzio, un’apatia che paralizza, banalizza ogni istante dell’esistenza che sembra fuggire via; e in tutto questo strano accadere, non si è più soli, perché nel frattempo senti altre voci, incontri altre persone con un loro percorso, con un loro sedimento di parole che è il loro vissuto, testimoniando l’esistenza di questo sedimento (e più in generale l’arte) che arricchisce e fortifica.
 Questa silloge è la cronaca di un’ incontro, è la meraviglia di un’ incontro con la scrittura fluida tra due anime che hanno incontrato la poesia ….
Sembra quasi che vi sia una specie di entità che si diverta, che giochi con le parole per poi trasformarla in ciò che noi umani l’abbiamo definita poesia, è una convulsa riscoperta della purezza, della speranza di poter incontrare qualcosa che non sia una vita fatta “dell’odore triste dei lampioni spenti” …. “in questo colare di stanze ferite, a picco sul mare”.
Marie e Paolo, appunto, affrontano tutto questo, con il cipiglio di un bimbo che vuole ri-scoprire la purezza che li ha generati, la meraviglia che provano nel aver trovato una specie di “linguaggio segreto delle stelle”, perché sanno del “sudore delle comete”.
E se è poesia ciò che sentiamo non siamo i soli e soprattutto non siamo soli, la poesia può essere una madre, o una stella … la più grande … la più luminosa.
 
 
                                                 Gianluca Regondi