Translate

lunedì 7 aprile 2014

GRAVURÉS

 
GRAVURÉS
 
 
una poesia di Maria Grazia Vai e Paolo Amoruso
tratta dalla silloge
ALDEBARAN
 
declamata da
ELIDE FUMAGALLI
 
regia e montaggio video
Maria Grazia Vai ImmagineArte


 

 Avessi l’età del tuo fusto
ti avrei già legata al mio petto, invece
appartengo ancora alle radici
e perciò mi accontento di viverti le parole
respirandoti la ruga giovane del cielo
 
vivendoti l’intimità delle mani,
dove sei l’ingresso all’interiora della vita,
dove basta il fiato a raccontarmi.
 
Ti avessi mai, ti voglio nell’intaglio
fresco di un vagito, doppiamente stretto
al cordone fragile del vento. E liberarti
tra le zolle dell’incontro per viverti
la linfa e il suo tormento.
 
Invece appartengo ancora
alle pagliuzze dentro al nido della gazza,
che solo se ti guardo, mi ruba il fiato
e lo nasconde. Lassù dove nulla di
visibile, ancora mi appartiene.
 
Dove ti penso e sei l’innesto tra i vitigni e
l’albero delle nocciole.

 

Maria Grazia Vai & Paolo Amoruso

 
 
 
RUPE MUTEVOLE Edizioni
ISBN 978 88 6591 2867

venerdì 4 aprile 2014

ALDEBARAN


ALDEBARAN

 
UN LIBRO di
Maria Grazia Vai e Paolo Amoruso
edito da RUPE MUTEVOLE
ISBN 978 88 6591 286 7


Questa silloge è la cronaca di un incontro, è la meraviglia di un incontro con la scrittura fluida tra due anime che hanno incontrato la poesia ….
 





 
 
Sembra quasi che vi sia una specie di entità che si diverta, che giochi con le parole per poi trasformarla in c che noi umani l’abbiamo definita poesia, è una convulsa riscoperta della purezza, della speranza di poter incontrare qualcosa che non sia una vita fatta dell’odore triste dei lampioni spenti …. in questo colare di stanze ferite, a picco sul mare.

Marie  e  Paolo,  appunto,  affrontano  tutto  questo,  con  il cipiglio di un bimbo che vuole ri-scoprire la purezza che li ha generati,  la  meraviglia  che  provano  nel  aver trovato  una specie di linguaggio segreto delle stelle, perché sanno del sudore delle comete.


In copertina: Lorenzo Maria Bottari   INNO ALL’AMORE  2012 olio su tela cm. 70 x70

 
 

 

EPILOGO

 
 
 
EPILOGO
 
tratta dall’Antologia
“ il 21 a primavera - Tributo ad Alda Merini “
 
Potessi come lacqua,
come un vento rabbioso,
 
-sfaldarmi-
 
essiccando,
penetrandoti il buio
e la neve
 
e fiorire,
 
schiantandomi
 
Febbrile
come iperbole di marzo
 
 
Maria Grazia Vai

CORALLI



 



CORALLI

 
Quanto amore vuole starci sopra un foglio bianco
prima di tornare
ad essere un groviglio di ricordi
senza più
sguardi né voce?
 
Fossi cielo
mi sarei già svuotata
d’ogni brevità e durata,
per riempierti fuori e
colorarti dentro.
 
Ma tu accadi
quando i giochi tornano
nel grembo dell’inverno
e i rossi di una virgola
si fanno schiuma prima di un tramonto
 
Succedi tra le nasse del silenzio
tra le foglie dei limoni
che non vogliono dormire
e come i gerani
profumano di rosso
anche gli occhi del silenzio
 
Quanto amore scrive il vento
tra un pensiero e il cadere della pioggia.
 
Ma neppure una conchiglia
o il sale e la tua sete, dentro cui
poter morire.
 
 
Maria Grazia Vai


giovedì 3 aprile 2014

THROUGH A WINDOW

 
THROUGH A WINDOW
 
(photo Maria Grazia Vai ImmagineArte)
 
una poesia di Maria Grazia Vai
interpretata da Gianluca Regondi
sulle note di John Sokoloff
video Maria Grazia Vai ImmagineArte
 
 
 
Ho camminato per lunghe ore
sul cornicione gelido della distanza,
quel campo frantumato e inaccessibile
dove anche solo l’accenno breve d’una
tua scorsa, sarebbe bastato a fiorire
fili di sopportazione al -cancro delle mia tela-
 
E invece hai preferito piantare altrove
-la forma emancipata delle tue mani-,
senza voltarti, per guardare sfilarmi l’ultima
volta dai movimenti colpevoli di questa pagina
tutt’ora intatta. E sola, tra le schiene troppo magre
dei colori che regalasti alla mia chioma.
 
L’abulica distanza che adesso cresce fino all’oltre
dei miei palmi, l’esangue consapevolezza di sentirli
ancora vivi, quasi scrivessero l’incedere anoressico
delle magnolie, che mentre il sangue scorre, la neve
arriva -puntuale a fare il nido tra le labbra di dicembre.
 
Quelle strade parlate a memoria, dove battito e
catrame, sussurrano -per pudore o sfrontatezza-
la menzogna della mia rifioritura.
 
 
Maria Grazia Vai